sabato 1 ottobre 2011

Avanzamento di livello - Level up

...e 50 finalmente varcò le soglie dell'asilo e il crociato conquistò la posizione seduta! La concomitanza degli eventi è da calendario. Segnare prego. Esito dell'avanzamento di livello della bimba: OGGI, 29-09-20111, quando la sono andata a prendere, 50 mi è corsa incontro a braccia spalancate gridando :"Mamma!". E io mi sono sciolta come il cioccolato nel microonde. Cioè, non è la prima volta che mi chiama a proposito. A onor del vero, nelle ultime due settimane i progressi, da quel primo "acqua" che fu, sono stati incredibili. Il paragone più azzeccato è quello del tappo dello spumante, che se n'è volato via portandosi dietro fiumi di tentativi di ripetizione di parole nuove e, tutto d'un colpo, anche qualche frase qua e là, tanto perché eravamo rimasti indietro e la pupa è in fase di recupero. Insomma, un'esplosione! Abbiamo passato quasi un anno in attesa di qualche suono organizzato, sempre all'erta al minimo cambiamento, tanto che, ormai, il ritmo "en relenti" ci era entrato nel sangue. Poi, come, di fatto, capita quasi a tutti, alla soglia dei due anni (e qui, vorrei specificare, esattamente a tre giorni dalla scadenza. Sarà anche ironico ma la pupa è nata esattamente tre giorni prima del termine...corsi e ricorsi?!), la bimba è passata da zero a cento nel giro di meri giorni. In tutto questo tu, genitore-spettatore-stimolatore a comando (del bimbo), gongoli come se non ci fosse un domani tutte le volte che la vocetta trilleggiante chiama "mamma" o "papà" e, qualche volta, ti chiedi quanto durerà questo stato di beatitudine. Io spero proprio parecchio.
Frattanto, il crociato ha cominciato ad apprezzare molto le nuove facoltà che la sua migliorata muscolatura gli consentono. Stare seduto, ed allenare gli addominali nel portarsi dalla posizione semi-sdraiata in su, è un must di qualsiasi giornata, specialmente a passeggio. Il mondo deve avere acquisito un sacco di nuovi contorni per lui. Il crociato è decisamente cambiato da due mesi a questa parte. Le generose razioni di cibo - da mandarci sul lastrico, e non esagero - unite a massicce dosi di sonno ristoratore, hanno tirato fuori un'indole solare e serena prima ignota. Il bimbo ride, gioca, cerca interazione con la sorella e coi genitori, si bea di qualsiasi attenzione riceva ed è ligio alle abitudini...il che vuol dire che se, ahinoi, arrivi in ritardo con pappa,  pulizia della cacca, o ora della nanna, beh, giustamente paghi (doppio). I miei timpani hanno presentato ufficialmente una petizione al cervello per ottenere la certificazione di patrimonio personale di ineluttabile necessità ed essere così preservati a tutti i costi grazie ad un pronto intervento di coordinamento della sottoscritta volto a rispettare gli orari del crociato. Non sto scherzando. Per il resto, come dicevo, il bimbo è un cicciobello spettacolare. Ogni tanto non ci si capacita della provenienza di questo piccolo titano biondissimo (con tanto di ciuffo alla Billy Idol) con gli occhi cerulei che tutti, ma tutti, si fermano a comtemplare (anche per strada sì, le passeggiate, da questo punto di vista, sono un incubo. Per gli anziani è peggio di un cantiere aperto alle sette del mattino!). Dal canto suo sa farsi proprio benvolere e, in più si è appena scoperto che adora letteralmente stare nell'acqua. La piscina sembra il regno da cui è stato esiliato il giorno che è nato, visto che non c'è minuto che passi a mollo (con annesse immersioni) che non rida, spruzzi o interagisca giocosamente con chiunque (sulla terra non capita! Ne sa qualcosa la mia sarta ottantenne, il cui tentativo di prenderlo in braccio senza le dovute presentazioni ha scatenato la sirena della stazione dei pompieri più prossima). Riesce a reggere quasi quaranta minuti a mollo tra giochi e movimento senza accusare neanche mezzo sbadiglio e, uscito, resiste persino alla fame chimica. Insomma, un tritoncello navigato, è il caso di dirlo. E per mamma e papà il divertimento è assicurato :-)

domenica 11 settembre 2011

A good idea - Una buona idea

This post follows the vision of the movie "The social network", which I happened to see on cable tv a couple of days ago. It's pretty much the story behind Facebook and how its creator, Mr. Mark Zuckerberg, got to be a millionaire without really caring about making money. He had a good idea, probably one of the best of the last decade, and he simply put it into practice, just for people to share it on the internet. And I found myself thinking: "Wow! That's cool". I saw the movie dubbed in Italian but I’m pretty sure the word “cool” was mentioned a significant amount of times throughout the whole film. Eventually, it is more likely that Zuckerberg created FB for this, because it was COOL. The creator of such a thing must inevitably be considered as the COOLEST guy on Earth. Honestly, that’s not my opinion of him but I must admit he knows what’s what, at least when it comes to Informatics and internet sharing. Do I envy him? Not really. I would not exchange place with him for a single day. Do I envy his idea? Well, then, yes, I certainly do. Fact is I realized the best ideas are those who do not aim at making money. Apparently, though, this feature is the main trait of the most money-making ideas ever conceived. So I’m looking for a really good idea which apparently is not money-making. Does that make sense? Probably not.
Actually, internet has opened the widest possible range of opportunities for everyone in this world. For example, it’s given people the chance to talk freely to each other, anytime, in real time, tearing down any spatial and/or temporal distance. In my case, I really have to say thank you to all of the parents' forums I've been visiting in the past two years, for all of the support and suggestions I've received. They made me spare lots of worries, time and also money.
I've been thinking a lot about creating the biggest community of moms and dads, a way to help new parents to adapt to the new situation, to have a satisfactory and improving relationship with their kids and partners, to find new job opportunities for those who are forced to remain at home. This network of people should be available to cooperate for free - a sort of Bank-of-Time kind of commitment -, offering  free time and know-how to create a family care and support system which could effectively join and, if necessary, substitute the statal family policies - whevener weak of deficient - , though without weighing down on the taxpayers. Of course, such a network should be well organized and constantly operating to be so effective, but I bet this could be arranged thanks to the contribution of some participants. If this could actually be done for free it would be great, because it would show things can be done simply for the people's well-being. Happier and more satisfied parents and children are the key factor to a better future. Finally, then, if there's a potential Mark Zuckerberg out there who'd like to help develop this idea, please come forward. Unfortunately I have no money to pay you for this  but I bet the results might be worth any fee.
  
Questo post segue la visione del film “The social network" di un paio di giorni fa su Sky. A grandi linee tratta della storia di Facebook e di come il suo creatore, il sig. Mark Zuckerberg, è diventato milionario senza, di fatto, essere interessato ai soldi. Ha avuto una buona idea e l'ha messa in pratica, mettendola a disposizione della gente in rete. E allora ho pensato "Wow! Fico!". Il film l’ho visto doppiato in italiano, ma sono abbastanza sicura che la parola “cool” (fico, appunto) sia stata ripetuta un buon numero di volte per tutte le due ore e passa della riproduzione. In realtà è molto più probabile che Zuckerberg abbia creato FB proprio perché era fico e, di conseguenza il creatore di una cosa simile diventa inevitabilmente il tizio più fico del mondo. Onestamente non è esattamente questa la mia opinione su Zuckerberg ma devo ammettere che l’amico sa il fatto proprio, se non altro in termini di informatica e condivisione in rete. Se farei a cambio con lui? Non direi. Anzi, diciamo proprio manco per sbaglio. Se gli invidio l’idea? Alla grande che sì. Il fatto è che ormai mi è chiaro che le idee migliori sono quelle che non nascono con lo scopo di fare soldi. Tuttavia, apparentemente è proprio questa loro caratteristica a trasformarle nelle più grosse fabbriche di soldi della storia. Pertanto sono alla ricerca di un’idea decisamente buona che non miri al profitto. Ha senso? Forse no.
In realtà internet ha spalancato le porte ad una gamma impensabile di opportunità per chiunque, a questo mondo. Ad esempio, ha dato alle persone la possibilità di comunicare liberamente in qualsiasi momento e in tempo reale, abbattendo distanze fisiche e temporali. Per quanto mi riguarda , devo solo ringraziare tutti i forum per genitori che ho visitato negli ultimi due anni, per il sostegno e per tutti i suggerimenti che vi ho trovato. Mi hanno fatto risparmiare un sacco di preoccupazioni, di tempo e anche di soldi.
E’ un bel po’ che penso a come fare per creare la più grande community di mamme e papà, un modo di aiutare i neo genitori ad adattarsi alle nuove situazioni , ad avere rapporti positivi e migliorativi sia con i propri bambini che con il/la proprio/a compagno/a, e a trovare nuove opportunità di lavoro  per chi è obbligato a restare a casa. Questa rete di persone dovrebbe essere disponibile ad operare gratuitamente – un po' sul modello della Banca del Tempo – offrendo spontaneamente  il proprio tempo e le proprie conoscenze allo scopo di creare un sistema a sostegno ed assistenza della famiglia, che potrebbe affiancare se non addirittura sostituirsi, se necessario, alle politiche statali deputate, laddove queste si rivelino deboli o scarsamente efficienti. Il tutto, va da se, a costo zero per i contribuenti. Ovviamente, una rete del genere dovrebbe essere ben organizzata e continuamente attiva per poter essere efficiente, tuttavia penso che alcuni dei partecipanti saprebbero e potrebbero occuparsi anche di questo aspetto. Se questa cosa si potesse realizzare, gratuitamente, sarebbe fantastico; dimostrerebbe, infatti, che è possibile fare qualcosa allo scopo del solo benessere delle persone. Genitori e figli più felici e soddisfatti, infatti, sono la chiave del nostro futuro. Quindi, se per caso c’è un potenziale Mark Zuckerberg la fuori che ha voglia di sviluppare questa idea, si faccia pure avanti!Purtroppo non ho soldi da investire ma penso che i risultati varrebbero qualsiasi introito.

lunedì 22 agosto 2011

Help helps - L'aiuto aiuta


I won’t ever stop repeating how a complete experience being a Parent in Progress has been to me so far. The biggest everyday challenge of a lifetime, if you take it seriously as you should, of course. It’s a call in question not only for yourself, but for everyone who’s part of your family, that means you, your partner and your children. Today, I’d just like to remind myself and the rest of the parenting world how important it is to be on that call, available to start all over again everyday, not be afraid to take sides, make judgments and mistakes, but most of all, to stay humble enough to remember our biggest resource is help from outside. In the last few days, we’re been having our issues with ’50, who’s about to turn 2 with all that it entails. This means the little girl’s become quite sensitive about almost everything – and that’s a euphemism for “impossibly whimsical” – closer to mom – or, worse, grandma - than a mussel to a rock, always trying to drive our attention to her and what she wants us to do with or for her – though, mostly for. Suffices to say she’s just exhausting, more than the high-pressured two weeks with fixed 102-104 °F we’re going through.
Involuntarily of course, she drove us to a series of huge fights – more due to frustration than anger – we managed to solve positively, thank god, but just because we understood the importance to stay together through this very delicate moment. That was not easy but it was important. For example, it made me understand some new things about me, not just as a mom but as a person too, it gave me the chance to look at things from a different perspective and, most of all, it reminded me that listening to other opinions is always extremely helpful. It’s always so easy to forget I need to ask for help if I want to survive. Unfortunately, I tend to concentrate things in my hands with the misleading thought I can make them quicker. Fact is, sometimes I don’t even get to complete a single task of the day, because I’m too busy trying to hold things up together. I must admit I need help and, if I don’t, I need someone to remember me. Lucky me, I’ve got my D.I.P.. Thank god we’re in this together and are both willing to stay and, let’s face it, yeah, to win this.
So the little lady is tough yeah, but we’re tough too. As I got I wasn’t able to make it through on my own, I decided to check the web for some parent forums, so to see if our problem was as common as we supposed, and how other people dealt with it. Lucky us the so-called “terrible twos” are a common issue. I could find plenty of opinions and good tips here and there. It’s already started to pay back, as I do not feel as frustrated as before, just simply because now I have a new perspective on the problem. Let’s hope we’ll be off this moment soon enough, because I’m sure there are plenty others to come up.
However, there’s always a bright side, even in Hell’s Kitchen – and it could not be more appropriate these days – and that is the girl seems to be starting to utter some meaning words. The very first she came up with yesterday - August 21st, 23 months just over, just for the record – when she pointed her chubby little finger at her bottle and exclaimed: "ACQU" (water). There's still a missing "A" at the end but she was damn clear, no doubt about it. Her first word is not “mama” or “daddy” or anything, that is. But it’s just the essence of biological life: “water”. And it’s not the easiest word ever to start with, by the way, so, we can really say the girl’s got the right stuff!
In the meantime, the boy’s making progress, slowly but constantly. He’s managing to keep his head up properly, can sleep alone in his bed and share the room with his sister, but most of all he sleeps overnight, 10 to 11 hours, just waking up a couple of times for thirst and simply falling asleep again on his own every time. And that’s amazing folks! So while the girl’s getting troubled, the boy seems to be in a new, positive phase, thank goodness. He eats and sleeps well, he’s willing to talk and he’s starting to giggle the more and more frequently, and he’s all smiles to both mom and dad. Only thing is: he appears not to bee too confident with visitors – and that’s not necessarily a negative thing – which means his grands are sometimes ignored or just studied and not granted a single smile in a day. Anyway, he’s generally lovely and peaceful, which is an enormous progress for us. We’ll see what happens next.

Non smetterò mai di ripetere quanto fare il genitore in carriera sia un’esperienza totalizzante per la sottoscritta. E’ la più grande sfida della tua vita,, se presa seriamente, come si deve, ovviamente. E’ una chiamata in causa continua non solo per te ma per tutti i membri della famiglia, quindi il/la tuo/a compagno/a e i tuoi bambini. Oggi, vorrei ricordare sia a me che al resto del mondo l’importanza di stare “sul pezzo”, disponibili a ripartire daccapo tutti i giorni, a non aver paura di prendere posizione ed emettere giudizi, ma soprattutto, di restare umili a sufficienza per rammentare che la migliore risorsa che abbiamo è l’aiuto esterno. Negli ultimi giorni abbiamo avuto il nostro bel daffare con ’50, che sta per compiere due anni con tutto quel che ciò comporta. La bimba, infatti, si mostra estremamente sensibile a tutto – un eufemismo per “insopportabilmente capricciosa” – appiccicata alla mamma – o, peggio, alla nonna - come una cozza ad uno scoglio, e perennemente intenta ad attirare la nostra attenzione su di lei o su cosa vuole che facciamo con o per lei – nella maggioranza dei casi vale il “per”. Si può dire che ti esaurisce anche oltre le due settimane di alta pressione a 39-40 °C fissi che stiamo attraversando.
Ovviamente senza volere, ci ha spinto a un paio di litigate serie – per la verità più frutto della frustrazione che della rabbia – che, per fortuna, siamo riusciti a risolvere positivamente, ma solo perché ci siamo resi conto dell’importanza di stare uniti in questo momento tanto delicato. Non che sia stato facile, ma importante sì. Ad esempio perché ha messo in luce nuovi aspetti di me, non solo come mamma ma come persona, mi ha dato la possibilità di guardare le cose da un altro punto di vista e, soprattutto, mi ha ricordato che aiuta davvero ascoltare altre opinioni.
E’ anche troppo facile dimenticarsi che chiedere aiuto è fondamentale per sopravvivere. Purtroppo ho la tendenza a fare tutto io con il pensiero fuorviante, in questo modo, di far prima. La realtà è che a volte faccio fatica a portare a casa un singolo risultato al giorno, perché sono troppo occupata a tener dietro a tutto il resto. Devo scendere a patti con l'idea di aver bisogno d'aiuto e, se non ci riesco da sola, bisogna che qualcuno me lo faccia presente. Per fortuna c'è il D.I.P. Grazie al cielo in questa cosa siamo in due, determinati a restare e, sì, ammettiamolo, a vincere. Perciò se la signorina è tosta, lo siamo anche noi. Siccome ho capito che per conto mio non ci saltavo fuori, mi sono guardata intorno sul web, spulciando qualche forum di genitori per capire se il nostro problema potesse essere comune come credevamo noi e come lo affrontassero altri genitori. Per nostra fortuna, i cosiddetti “terribili due” sono un problema condiviso. Ho trovato tantissime opinioni in merito e svariati buoni consigli qui e là, che, tra l'altro, hanno già cominciato a rendere. Infatti non mi sento più frustrata come prima, se non altro perché ho acquisito una nuova prospettiva sul problema. Speriamo di uscirne presto, perché ho idea che ce ne siano ben altri dietro l'angolo ad aspettare.
In tutto questo c’è sempre una buona notizia, anche all'anticamera dell'inferno - e in questi giorni si può ben dire - ed è che la bimba sembra finalmente arrivata a pronunciare qualche  parola pregna di significato. La prima è arrivata giusto ieri – 21 agosto, 23 mesi appena compiuti, per la cronaca – quando, puntando il ditino ciccioso al suo biberon ha esclamato: “ACQU”. Manca ancora una “a” finale ma è stata così esplicita da non lasciare dubbi. Non sarà “mamma” o “papà” o niente del genere. Però è l’essenza della vita biologica: “acqua”. Tra l’altro non è neanche una parola facile da pronunciare, perciò si può ben dire che la bimba ha i numeri, e tutti giusti!
Nel frattempo, il bimbo fa progressi, in modo lento ma costante. E’ in grado di gestire i movimenti della testa autonomamente, riesce a dormire da solo nel suo lettino e a dividere la stanza con la sorella, ma, soprattutto, si fa 10-11 ore di sonno in fila svegliandosi solo un paio di volte per la sete e riaddormentadosi subito dopo. E questo sì che è un traguardo, gente! Perciò, se la bimba fa dannare, il fratello sembra essere entrato in una fase indubbiamente positiva, per fortuna. Mangia e dorme bene, ha voglia di chiacchierare, e ha cominciato a parlottare a modo suo sempre più spesso e sorride tanto a mamma e papà. C'è solo una cosa: non sembra gradire granché i visitatori - anche se non è necessariamente una cosa negativa - il che vuol dire che alle volte non degna neanche i nonni o, se lo fa, resta in fase di studio e non regala un sorriso neanche morto per tutta la giornata. Per il resto è comunque un bimbo adorabile e pacifico, un progresso da elefante per noi. Vedremo cosa ci aspetta a breve.

And existence becomes an immense certainty - E l’esistenza diventa una immensa certezza


Hey there, please do not be afraid. It's still me, your favourite M.I.P. speaking. I've not been converted on the way to Damascus, like St. Paul. I've just read this phrase a few minutes ago and decided to take some time to think about it. It's really not the phrase in itself that strikes me, but a question that lies behind it, which could easily be: which certainties do I really have in this life? That's a threatening question, don't you think? A tough matter for many,  if not most people living in the so called "rich western world". Trouble is, people need certainties as much as the air they breathe, because certainties make you feel safe. A single certainty, and you feel like you can destroy all of your fears with a single shot. They vanish, like if blown away by a magic spell. Then all of your scars and wounds, and lost time seeking peace will be finally forgotten.
Jeez, that's a threatening thought to me. I feel so comfortable with my daily living, just not knowing, just discovering bit by bit, change by change, what the future holds or might bring. It took me years to realize balance comes for me with the Socratic thought that I am wiser because I do not fancy to know what I don't (or can't). That's the only possible absolute wisdom I could ever reach. Although this might sound as a frightening thought, I find it completely comforting. After all, it says you can lift that oppressive weight off your shoulders, the weight the search for certainties inevitably entails, and start concentrating on something else, like the mystery of life: so different in all its various appearances, but, substantially, a sole entity. I started to feel a lot better once I've abandoned this search, once I've taken over the responsibility to be my own spiritual guide. I know many people won't understand or share this thought, but that's who I am and it makes me feel me, which is much more than many other people can say about themselves. After all, my spirit exists as long as I do, and that's not some sort of religious speculation but the real manifestation of myself. I do believe in that spirit, and I believe in Physics rules too, so as nothing can be created or destroyed though everything transforms, I believe my spirit is not new to this world, make it strictly our homeland Earth or this Universe, it comes from far away and once I'll be gone, it'll be gone too, but just forward I believe, and hopefully to a better place. My task in this life is to make the best of it, because this is its one and only shot at life with me carrying it on. After all, I can agree on something about the phrase of the post title: I am certain to be alive until proven otherwise. It's not an absolute certainty but that's something. Probably more than I could ever ask for. And I ask for nothing more than that. 

Heilà, niente paura, sono sempre io, la vostra M.I.P. E non m’hanno ancora folgorato sulla via di Damasco come San Paolo. Semplicemente, ho letto questa frase qualche minuto fa e mi son presa qualche minuto per rifletterci su. Non che sia la frase in se a darmi da pensare, ma una domanda che potrebbe implicitamente soggiacervi, del tipo: che certezze si hanno veramente nella vita? Domandina pesante, no? E direi una questione spinosa per molti se non la maggioranza degli abitanti del cosiddetto “occidente ricco”. Il problema è che la gente ha effettivamente  bisogno di certezze quanto dell’aria che respira, perché sono le certezze a dare sicurezza. Una singola certezza al proprio arco equivale all’arma definitiva contro ogni paura, al primo colpo. I timori vengono spazzati via come per magia e tutte le ferite e le cicatrici e il tempo perso alla ricerca di quell’oasi di pace sono finalmente un vago ricordo.
Brr…ecco questo sì che è un pensiero agghiacciante per la sottoscritta. Sto così bene col mio quotidiano, nell’ignoranza del momento successivo, di quel futuro che posso scoprire un po’ alla volta, cambiamento dopo cambiamento. Mi ci sono voluti anni per comprendere che l’equilibrio per me arriva con il socratico pensiero che la mia unica saggezza assoluta possibile sta nella consapevolezza della mia ignoranza. Potrebbe sembrare un’idea spaventosa mentre per la sottoscritta è solo un pensiero confortante. In fondo, è ciò che ti autorizza a toglierti di dosso il peso opprimente che la ricerca di qualsiasi certezza inevitabilmente porta con se, e a cominciare a concentrarti su altro, ad esempio sul mistero della vita: così diversa in tutte le sue molteplici apparenze, e, in fondo, un’unità così completa. Ho cominciato a sentirmi molto meglio da quando ho abbandonato la cerca di cui sopra, prendendo a mano la responsabilità della mia spiritualità. So che in molti non comprenderanno né condivideranno quest’idea , tuttavia essa definisce chi io sia ed è molto più di quanto la maggioranza della gente possa dire di se. Dopotutto, il mio spirito vive finché io vivo, e non c’è niente di religioso in questo, solo la semplice manifestazione della mia persona. Io credo molto in questo spirito e anche nella Fisica, poiché se nulla si crea o si distrugge ma tutto si trasforma, esso non è nuovo di questo mondo, sia esso, in piccolo, il pianeta Terra o l’Universo tutto, arriva da lontano, e una volta che me ne sarò andata se ne andrà anch’esso, semplicemente avanti, io credo, ma, si spera, in un luogo migliore. Il mio compito in questa vita è rendergli il servizio migliore che posso, perché questa è la mia sola possibilità come portatore di questo spirito. Dopotutto posso anche concordare con parte della frase del titolo del post: sono certa di essere viva, almeno fino a prova contraria. Non che sia una certezza assoluta ma è già qualcosa, forse molto più di quanto potrei mai desiderare. Ed io non chiedo altro.

venerdì 15 luglio 2011

The turning point - Il giro di boa

In 5 days, 50 will turn 22 months. She’s getting closer and closer to the completion of her second year of life, and the long awaited chain of major changes in her levels of attention an communication seems to be finally at hand. During the past week, she made lots of what we could call "progresses", slowly accepting a little more interaction with her P.I.P.s every day, which led her to learn several new words and gestures.
She does not speak a meaning  word yet, excluding the monosyllable "No" - which she accompanies with a strong shaking of her head in sign of denial, that's why we're sure about the meaning. - However, the new "indicating" feature she's recently added to her evolving character, which led her to point at almost everything around her with her chubby little second finger, has been coming handy when  it comes to ask her : "Baby, where is mom?." The answer comes swiftly and smiley as she indicates her M.I.P.. Moreover, the answer is greeted by a long loud applause by both P.I.P.s and herself. Actually, she likes it so much she starts to applaud alone just after she gave the answer, waiting for us to join and compliment her.  Fully excited by the progress, we've been adding words to the game so that she can now correctly point at several people and objects. We know she knows the words: mom, dad, grandma, grandpa, both dog's names, brother, glass, bottle, water, bread and fork (practically everything she can check on the table plus her family).
She perfectly identifies her brother by his name, she understands when it's time to go to bed and she's starting to refuse to leave the "grown-ups area" when the time comes and, last but not least, she has a clear concept of "absence". Approximately like a 3-tear-old dog (as to say, a fully grown specimen), she is able to determine whether something or someone is present or not. We taught her to lift both her hands up when we ask her of something she cannot see around, so now, whenever she can't see what we're asking her about or simply when she's doubtful about the answer to give, that gesture's become her answer. As mentioned, during the past week, she's proven to be extremely smart and, unexpectedly, eager to communicate with her P.I.P.s much more than during the past year. Something's definitely triggered inside her, because she now wants us to know her world is expanding and she needs us to help her through it. Believe it or not, she's been making loads of progresses without uttering a single word...and that's definitely amazing!
As for little brother Baby2, the boy's definitely different from his sister. At six and a half months of age, his need to communicate and to be in the centre of your attention is huge. He loves to be kissed and cuddled -he smiles all the time he's lifted or embraced, while his sister didn't use to.-  Plus, he's eager to discover as much as possible about the world around him so, opposite to his sister at his age, and probably due to the hard time he's been having in trying to lift up his head autonomously - it's hard for him to understand that being that big is not exactly an advantage in overcoming slow motion - he's been focusing a lot on his eye-hand coordination. He's perfectly able to grab, hold and manipulate any object close enough to him, better if soft and coloured. He loves any hanging toy you put in front of him and can spend a full afternoon trying to reach for his feet to munch them. 50 developed such abilities much later.
On the other hand, she was much more independent at his age, watched her favourite cartoons selecting them carefully and seemed to be interested only in dominating the TV remote, which probably evolved into her present interest for pc's, phones and hardware in general. Just today, though, the boy's proven to be able to keep his head lifted at will, and turn it on both sides when called - he perfectly responds to his name.
Eventually, the only things they seem to have in common is a true passion for food, sweating like little pigs, and physically growing extremely big and fast. They look like little titans compared to their same age but this does not bother me at all, except when it comes to pulling their strolls for miles every day, which is currently happening being our house at the seaside pretty far from the beach. Never mind, though, I take it as a chance to get back in shape sooner - if I survive the hot, of course.

  
Tra 5 giorni, 50 avrà 22 mesi. Si sta avvicinando rapidamente al compimento del suo secondo anno di vita e la lungo attesa catena di cambiamenti epocali nei suoi livelli di attenzione e comunicazione sembra essere finalmente a portata di mano. Nel corso della settimana passata, ha fatto molti di quelli che chiamerei "progressi", accettando lentamente un po’ più di interazione con i suoi P.I.P. ogni giorno, il che le ha permesso di apprendere parecchie parole e gesti nuovi.
Non che pronunci ancora una singola parola di senso compiuto, eccezion fatta per il monosillabo “No” (che accompagna con un vigoroso scuotere del capo in segno di negazione, per quello sappiamo con certezza che il significato è pienamente compreso). Tuttavia, la nuova moda dell’ “indicare” adottata di recente, con la quale si è risolta a puntare il piccolo indice ciccioso a praticamente qualsiasi cosa la circondi, si è rivelata provvidenziale allorché le si chiede: “Tesoro, dov’è la mamma?”. La risposta arriva rapida e sorridente e l’indice punta la M.I.P. presente. Inoltre, è accompagnata da un lungo e chiassoso applauso sia dai P.I.P. che dalla bimba stessa, che pare averci preso gusto, al punto che, appena data la risposta, si applaude da sola e si aspetta che noi le facciamo eco e ci congratuliamo. In preda all’eccitazione del momento, abbiamo aggiunto progressivamente altre parole al gioco, cosicché attualmente la bimba è in grado di indicare svariate persone e oggetti. Sappiamo quindi che ha ben chiaro il significato delle parole: mamma, papà, entrambi i nomi propri dei cani, fratello, bicchiere, bottiglia, acqua, pane e forchetta (cioè tutto quel che riesce ad identificare in tavola più la sua famiglia).
E’ in grado di distinguere suo fratello dal nome, capisce quando è ora di andare a letto, e comincia a ribellarsi all’idea di dover abbandonare la “zona degli adulti” quando arriva il momento e, dulcis in fundo, ha ben chiaro il concetto di “assente”. Più o meno come un cane di tre anni (ovvero un esemplare adulto), è in grado di discernere se qualcuno o qualcosa è presente, o meno. Le abbiamo insegnato a sollevare ambo i palmi della mani verso l’alto se le chiediamo di dirci dov'è qualcosa che non vede. Perciò, adesso, nel rispondere di qualcosa che non identifica o semplicemente nell’esprimere un dubbio sulla domanda posta, la sua risposta è quella. Come anticipato, nel corso della settimana passata si è dimostrata estremamente sveglia e, inaspettatamente, desiderosa di comunicare con i suoi P.I.P. molto più che nell’intero anno trascorso.  Qualcosa deve essere decisamente scattato dentro di lei perché, ora, desidera farci sapere che il suo mondo si sta ampliando e che l’aiutiamo a conoscerlo. Ci si creda o no, è riuscita a progredire in modo massivo senza spiccicare una singola parola…eccezionale!
Per quanto riguarda Baby2, il piccolo differisce notevolmente dalla sorella. A sei mesi e mezzo, il suo bisogno di comunicare ed essere al centro della nostra attenzione è assoluto. Adora essere baciato e coccolato (sorride ogni volta che lo si solleva e lo si prende in braccio mentre sua sorella neanche a piangere, alla sua stessa età). Inoltre, ha molta fretta di scoprire il mondo che lo circonda, perciò, al contrario della sorella alla sua età, e forse a causa dei problemi che ha avuto a tenere su la testa da solo - al poveretto pare incomprensibile quanto la stazza giochi a suo sfavore nel combattere la lentezza dei movimenti - si è focalizzato completamente sulla coordinazione occhio-mano. E' quindi perfettamente in grado di afferrare, tenere e manipolare qualsiasi oggetto alla sua portata, meglio se soffice e colorato. Adora qualsiasi gioco gli si faccia pendere di fronte ed è in grado di spendere un intero pomeriggio tentando di afferrarsi i piedi per mordicchiarli. 50 sviluppò abilità simili decisamente dopo.
D’altro canto la bimba era molto più indipendente a questa età, guardava i suoi cartoni preferiti con una certa qual selettività ed il suo unico interesse pareva essere il raggiungimento della piena padronanza del telecomando, caratteristica che, probabilmente, si è evoluta nella sua attuale passione per tutto ciò che sono computer, telefoni e hardware in genere. E' di oggi, tuttavia, la prima testimonianza ufficiale che l'era della testa penzoloni è al termine, anche per Baby2. E' infatti in grado di sollevarla e ruotarla da ambo le parti a piacere, specie se chiamato (distingue perfettamente il proprio nome).
In conclusione, le uniche cose che i bimbi sembrano condividere sono una vera passione per il cibo, il sudare come maialini ed una crescita rapida ed esponenziale. Sembrano dei piccoli titani rispetto ai coetanei ma la cosa non mi preoccupa, almeno non fin quando, alla fine, tocca spingere i passeggini per dei bei tratti sostenuti, tipo come qui al mare, dove la casa e la spiaggia distano assai. E vabbè, vorrà dire che comincerò a rimettermi in forma – ovviamente se si resiste al caldo, beninteso.

mercoledì 15 giugno 2011

Fare la mamma, fare la nonna

Prima o poi i P.I.P. ci passano tutti: l'incontro-scontro temuto e atteso con i PROPRI genitori sull'educazione dei PROPRI figli. Non so come fosse prima del '68 e della rivoluzione generazionale. Mio padre e mia madre raccontano che i loro genitori se ne fregavano altamente di dare consigli, però mi ricordo bene il disappunto - per non dire la gelosia - sulle loro facce quando vedevano benissimo che il nonno o la nonna di turno si guadagnava il mio affetto con uno schiocco di dita, spesso soprattutto perché mi permetteva di fare e/o avere cose con cui loro non erano d'accordo. Nel mio caso, avevo un rapporto strettissimo sia con la nonna materna, che però vedevo di rado perché abitava lontano, che con il nonno paterno, che, invece, vedevo più spesso e che non ha mai fatto mistero di volermi bene come fossi sua figlia. La prima mi faceva vedere tutta la televisione che volevo a tutte le ore e mangiare qualsiasi cosa volessi in qualsiasi momento. Passava ore a raccontarmi storie di quando era giovane e mi faceva pasticciare con il cibo. Il nonno era...beh, il nonno. Ogni volta, o quasi, che passavo il pomeriggio o la giornata dai nonni mi portava in centro a comprare una bambola - naturalmente, mio padre, che non voleva essere da meno, aveva adottato la stessa tattica, perciò a 5 anni avevo oltre 100 esemplari di vario genere che dormivano sul mio letto al posto mio. Se non facevamo tutto il giro dei negozi di giocattoli sotto le due torri poco ci mancava e, se non si comprava niente, era solo perché non avevo trovato qualcosa che mi piacesse davvero. Uscita da scuola PORTAVO IO IL NONNO a prendere il gelato - perché se aveva la scusa di mangiarlo con me allora la nonna non si arrabbiava - e mi facevo raccontare di quando era in marina e dei suoi viaggi in giro per il mondo per lavoro.
Stare con i nonni significava che mamma e papà passavano in secondo piano, oppure che non c'erano proprio. Certo, con tutti c'era una certa disciplina da rispettare: l'educazione non era in discussione e i ritmi della giornata li dettava la casa che mi ospitava, però, in generale, nell'aria c'era un bel po' di permissivismo che né all'asilo, né tanto meno a casa con la baby-sitter, mi sarebbe stato concesso. I nonni rendevano, insomma, la vita più facile. Non so, di fatto, ai miei genitori quanto questo disturbasse. Ripeto, le intromissioni in termini educativi erano scarse, per quel che ricordo, e comunque la mia peculiare situazione familiare e il fatto che i miei genitori passassero la gran parte del loro tempo fuori casa a lavorare faceva sì che la presenza dei nonni fosse da me concepita come un piacevole svago. La stragrande maggioranza dei ricordi della mia prima infanzia sono legati all'asilo, alla mia baby-sitter e a mio padre - che vedevo poco ma che faceva valere tutto il tempo che poteva passare con me.
I miei figli non vanno ancora all'asilo - 50 Grillo comincerà a frequentare la primavera della materna dal prossimo settembre - e, anomali tra i loro coetanei, non hanno baby-sitter o nonni-sitter, bensì vivono gran parte della loro settimana con entrambi i genitori, che lavorano in casa per occuparsi di loro. Questo permette a noi P.I.P. di turno di poter sperimentare una conoscenza  continua e diretta dei nostri figli nel doverli, nel contempo, educare. Cerco sempre di rammentare la parola ex-duco, nella sua origine latina, che significa "portare fuori" (sottinteso: dall'ignoranza). E' ben difficile condurre i passi della conoscenza di un bambino, spesso perché (e fortunatamente te lo dice anche il pediatra, il che è rassicurante):
- i bambini hanno BISOGNO di rendersi conto dei propri limiti, pertanto DEVONO SENTIRSI DIRE un innumerevole numero di volte "NO", prima di capire che, di fondo, dietro quei NO ci sono dei motivi.
- i bambini sono, appunto, bambini: per loro tutto è bianco o nero, grande o piccolo, istantaneo o eterno. Spiegare ad una bimba di 20 mesi che neanche parla perché non deve svuotare la dispensa per divertimento - essendo questa a portata di mano e STRACOLMA di scatole e buste dai mille colori e suoni - è altrettanto difficile che spiegarlo ad un cane. Tanto vale allontanarla e, se pianta una tigna, farsi seri, rendere chiaro che la tigna non avrà alcun esito - non serve neanche urlare - e, non bastasse ed i decibel del pianto isterico farsi insostenibili anche per l'animale di casa, condurre l'infante verso un luogo isolato (tipo camera sua) e chiudere la porta in attesa del passaggio della "sbronza da isteria". Tutto ciò senza l'ombra di una tottò o di uno schiaffo.
Avere la rassicurazione, perfino del medico, che questo comportamento genitoriale VA BENE mi ha fatto tirare, non uno, ma mille sospiri di sollievo. Poi, un bel giorno, torni a casa dopo che tua madre ti ha fatto il favore di tenere a bada i figli mentre facevi la spesa e:
-è esplosa una bomba in salotto: cibi in scatola, contenitori vari, scarpe, posate e fogli di carta tappezzano pavimento e divano e lasciano la scia in corridoio insieme a qualche sparuto giocattolo inavvertitamente incappato nella furia da stanchezza della figlia maggiore. Il TUO genitore ti guarda e, con l'innocenza del diavolo, commenta "EH, qualcosa doveva pur fare!".
- la figlia se ne sta spaparanzata sul divano con le scarpe addosso e, in mano, un cibo qualsiasi - indipendentemente da che ora del giorno sia, dal fatto che lo usi per gioco o che abbia realmente fame - e neanche ti considera quando entri dalla porta di fronte a lei. In compenso, appena la nonna accenna a mettersi il cappotto per salutare e andarsene scoppia in un pianto dirotto, come se stesse per essere sottoposta alla tortura della ruota medievale.
- quando cerchi di porre rimedio alla tigna epocale provando, come di solito, con la tattica dei cinque minuti di comprensione che va dal "non c'è motivo di piangere, stai tranquilla" al "hai vinto un biglietto di sola andata per camera tua", la nonna si mette di mezzo, prende in braccio la piccola sconsolata che tira su teatralmente col naso e si avvinghia al suo collo come un koala all'eucalipto, per poi guardare te di sottecchi con l'aria di chi te l'ha fatta per l'ennesima volta. Il genitore - TUO - mette il sigillo alla scena dichiarando "poverina, cerca solo conforto, cosa devo fare, mandarla via?!".
- la figlia risulta assolutamente ingestibile o intrattabile per almeno un'ora dopo che la nonna se n'è andata, salvo poi arrendersi al fatto che i tiranni son tornati e che tocca adeguarsi.
Se dopo tutto questo non ti ribolle il sangue allora P.I.P., chiunque tu sia, complimenti.
Ieri, in tempi non sospetti, ho detto a mia madre, con molta calma, che NON DEVE comportarsi così, perché non mi aiuta ad educare la bambina. Risposta? "Dimentichi che anche io ho educato due figli e da sola per giunta! Vuoi che non sappia quello che faccio?!". Brutta risposta, perché a tua volta potresti e dovresti dirle che NO, non lo sa, che sta facendo dei danni, che non è quello il modo di farsi benvolere dalla bimba. Io ho litigato, ho messo i miei paletti e ho detto che da quelli non recedo, trovando un muro di offesa e risentimento dall'altra parte. E per fortuna che non l'ho detto incavolata, sennò figuriamoci. Quando i TUOI genitori si mettono in mente di educare i TUOI figli devi assolutamente intervenire, o almeno così credo, specie se, come nel mio caso, i nonni passano coi nipoti qualche ora la settimana se va bene mentre tu ci passi le regolari 24 ore. Specie, ancora più, se millantano ricordi che non esistono perché sennò la mia baby-sitter deve essere un parto della mia fantasia mentre era con me tutti i giorni, da dopo l'asilo a sera, alle volte anche la notte, fino a sei anni. Io ho deciso, perché POSSO e perché VOGLIO, di dedicare parte della mia vita all'infanzia dei miei figli, di esserci quando tornano a casa dall'asilo, di giocare con loro quando mi vogliono, sgridarli se è per il loro bene, sopportarli se sono stanca o sfiduciata o depressa, riempirli di baci e complimenti a profusione e metterli a letto ogni sera dopo i riti del bagno e della cena. Non biasimo assolutamente chi fa scelte diverse per dovere o per necessità, o anche solo per desiderio di indipendenza o amore per il proprio lavoro. Tuttavia faccio fatica ad accettare che mi si imponga un modello genitoriale quando alla costruzione della mia genitorialità dedico le mie giornate. Fare la mamma e fare la nonna sono cose diverse. Un consiglio di tua MADRE è diverso da un'intromissione della medesima nel rapporto con tua figlia ed io pretendo il rispetto del mio rapporto con la bimba. Chiaramente, non dovessi ottenerlo sulle lunghe distanze, ma spero di no, esistono estremi rimedi. Però, evidentemente, è difficile per il TUO genitore sapere quando cedere il passo o anche solo ricordarsi del fastidio dell'intromissione dei propri genitori nella sua vita. Forse che quell'intromissione non è mai avvenuta ma era attesa? Chissà. Frattanto spero di essere una mamma migliore della figlia che sono, perché tutto vorrei da mia figlia tranne che, un domani, mi dicesse: tu non c'eri mai.

martedì 7 giugno 2011

No, non voglio

A 32 anni mi ritrovo con molte amiche sposate, l'ultima delle quali giusto qualche giorno fa, e dopo 15 anni di fidanzamento, aggiungo. Quasi tutte - anzi, direi tutte - si sono sposate in chiesa, alcune perché ci credevano, altre per far contenti i genitori e/o il compagno (ebbene sì), altre ancora per la scenografia offerta dalla cornice dell'edificio sacro e dalla coreografia del rito. Ho persino filmato, di recente, un amico che officiava una cerimonia in comune con il cellulare e verificato di persona perché sono pochi quelli che si sposano in Comune - o comunque meno di quelli che scelgono la chiesa: il rito civile dura appena 2 minuti e 12 secondi che arrivano a venti minuti, mezz'ora massimo, con le firme e le foto di rito dalla finestra del Palazzo Comunale che da sulla Piazza. Un po' pochino, forse, per giustificare un evento che dovrebbe essere quantomeno singolare ed unico nella vita di ciascuno. Dico dovrebbe perché separazioni e divorzi sono oggi altrettanto di moda e sono ormai sulla scia dei matrimoni quanto a frequenza. Comunque sia, dicevo, a 32 anni mi ritrovo con molte amiche sposate mentre io non lo sono. Sono già M.I.P. bis, ho la mia casa con il suo mutuo, due cani, un lavoro che cerco di portare avanti cogliendo ogni occasione e ho comunque un compagno che, ringraziando il cielo e facendo i dovuti scongiuri, è un ottimo D.I.P., si è messo a lavorare a casa per darmi una mano e non manca di essere il più presente possibile. E comunque non sono "la sua signora", come si dice. Nonostante quanto di buono abbiamo messo su insieme resto "me stessa", "nubile" per usare lo stato civile che mi contraddistingue, "ragazza madre che vive nel peccato" per la chiesa cattolica, della cui opinione, fortunatamente, poco mi interessa. E non mi dispiace affatto. Mentirei si dicessi di non aver mai visitato qualche sito dedicato agli abiti da sposa e di non essermi immaginata in quei panni ma mentirei altrettanto se dicessi che con l'immaginazione sono arrivata sulla soglia della Sala Rossa del mio Comune o di qualsiasi chiesa. Roba da farmi scorrere un brivido giù per la schiena. Perché? Di preciso, forse, non lo so nemmeno io. Quel che è certo è che non sono mai riuscita a vivere l'idea del matrimonio come qualcosa di diverso da una tratta in schiavitù della mia libertà e questo nonostante gli impegni che ho preso verso il mio compagno e i miei figli. Mi è piuttosto difficile vedere il lato cristiano del "sacrificio quotidiano nell'amore di Cristo l'uno per l'altro", quello per cui Cristo entra nel quotidiano attraverso la coppia ed il suo vivere, nel bene e nel male, insieme. Non ci riesco, fondamentalmente, perché non ci credo. Credo al contrario che lo spirito di Cristo sia nei singoli  e che la difficoltà stia proprio nel conciliare quello di ciascuno senza snaturarsi, specialmente in una coppia.  In Matteo 9,16, Cristo dice "L'uomo non osi separare ciò che Dio ha unito", eppure è sempre e comunque l’uomo che decide. Se Dio è uno spirito di vita che vive in ciascuno di noi Egli di sicuro opera per Vie Misteriose e non solo e unicamente attraverso i ministri del culto civile o religioso. Sarà paradossale, forse, ma ho visto il matrimonio fare più danni che miracoli, per questo faccio fatica a pensare che sia un investimento. Il contratto distrugge la tua libertà, la imprigiona e te ne priva come dell'aria. Non ha niente di naturale, niente al confronto dell'essere madre, per dirne una, che apparentemente rappresenta una schiavitù ben superiore. Eppure, il tuo dovere verso i figli è ben lungi da quello verso il coniuge perché i figli non hanno scelto di essere messi al mondo, mentre il coniuge l'ha scelto eccome di sposarti. Nel matrimonio si condivide la responsabilità di avere asservito qualcuno...ed è una gran tristezza. Io è una responsabilità che non voglio, anche se molti chiamerebbero la mia una finta libertà perché, di fondo, anch’io sono asservita alla mia idea. Su questo ho poco di che discutere, è pur vero che la vita è stata ugualmente molto generosa con me e nessuno mi ha mai obbligato a far nulla. Ho potuto conservare la libertà nei momenti in cui tradizionalmente una donna si appoggia al compagno, come il parto, ad esempio. E' stato utile, mi ha fatto capire che non tutto poggia sulle spalle di chi ti accompagna e che le mie scelte hanno un valore. Tuttavia, a fronte di un compagno che, giustamente e da par suo, non è incline al matrimonio e si sposerebbe solo se servisse ai figli per qualche motivo trovo ancora meno motivi per sentirmi "sposa". Se lo farei io per i miei figli? Non lo so, sarebbe comunque una scelta amara perché mi obbligherebbe a prendere un impegno che altrimenti non avrei preso, perché mi legherebbe comunque ad una scelta che scelta non è, perché, di fondo, ho rispetto per chi ci crede, per quelle due persone che compiono un gesto d'amore l'una per l'altra, perché lo vogliono. Ho rispetto di quel sacrificio al punto da rifiutarmi di compierlo, per principio. Il matrimonio non è dei figli o per i figli, ma per i genitori o futuri tali. Forse, non è per me. Di fondo non lo sono neanche i gioielli, eppure il mio compagno ed io abbiamo accettato di portare una fedina come segno di impegno. Forse è l'unico metallo che mai porterò, anche se qualche volta mi pesa. Per questo, forse, ha valore, allora. E' una promessa senza testimoni, ma è tangibile e visibile e non vale certo meno. Non sono una donna da brillanti, né persona dalla promessa facile, ma se prometto, allora devo mantenere sul serio e non c'è firma o testimone che tengano. E se non ci riesco, si dirà? Già, può essere, ma non è questo il giorno. E se cambiassi idea? Tutto è possibile ma non penso potrebbe essere mai per indossare un vestito per un giorno soltanto, senza contare che se resto dal parrucchiere oltre un'ora do in escandescenze, quindi figuriamoci!